Settembre 2008


Il segretario nazionale del PD è il primo firmatario di una proposta di legge costituzionale che permetta agli immigrati regolari che risiedono in Italia da almeno cinque anni di partecipare passivamente ed attivamente alle elezioni amministrative. Una proposta che va nella giusta direzione, anche se sarà certamente difficile trovare sponde in Parlamento. Questo anche se il commento del responsabile nazionale immigrati di AN Gianpaolo Landi di Chiavenna ha sintetizzato bene la questione: “Per integrare davvero gli immigrati che vengono qui a lavorare è chiaro che serve anche un processo di responsabilizzazione. Ed il voto per le amministrative è lo strumento migliore”. Diritti e doveri devono insomma andare insieme, senza arretrare di un millimetro nella lotta alla illegalità ed alla clandestinità. Ed anche comprendendo una volta per tutte che si vive meglio e più sicuri in comunità ove tutti coloro che vi risiedono legalmente abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri. Leggi la Repubblica.

E così la babele identitaria, e quindi anche culturale e di azione politica, dalla quale il Partito Democratico fatica a risollevarsi dà vita a molteplici situazioni paradossali. Basta infatti dare una scorsa ai programmi della Festa Democratica nazionale di Firenze e alle altre feste democratiche o dell’Unità sparse un po’ in tutta Italia per notare come oltre che a luogo di divertimento, di ricreazione e di incontro, esse siano di fatto divenute un luogo dove ministri, amministratori e politici del centrodestra al governo del Paese discutono con il PD e non più un luogo dove il Partito Democratico cerca di discutere ed interloquire direttamente con i cittadini. Il tutto infarcito di strette di mano, pacche sulle spalle, ma sai che su questo argomento convergenze sono proprio possibili, anzi auspicabili, e in effetti su quel decreto possiamo convergere in parte, e sorrisi e diamo il benvenuto a…… Un po’ come se da soli gli esponenti del PD non potessero più presentarsi al cospetto dei cittadini e avessero bisogno di essere accompagnati, un po’ come fossero non vedenti che devono attraversare una strada molto trafficata.

Ma a Bologna è accaduto di peggio. Perchè lì, causa pioggia, il Sindaco Cofferati se ne è restato a casa (mah!), il dibattito è stato rinviato e così al Sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, incurante dell’acquazzone e a sprezzo del pericolo di un fastidioso raffreddore, non è restato altro da fare che organizzare un comizio in tutta fretta per il centinaio di supporter leghisti che erano accorsi alla Festa dell’Unità di Bologna per ascoltarlo. Dove? Non c’è problema, in un tendone prontamente elargito dal PD all’interno della sua (?) Festa (leggi la Repubblica). Con applausi dei leghisti ed anche dei visitatori della Festa che si sono fermati occasionalmente ad ascoltare ed ai quali non era stato spiegato che Tosi l’è d’chietar.

Vabbè, sono errori di goventù di un partito che deve crescere e crescerà. In fondo sono ragazzi!

Â