Certo, potrebbe essere la soluzione. Sto naturalmente riferendomi al Partito Democratico, quello del loft e dello shadow cabinet (e non li traduco apposta, così nessuno continuerà a capire che cosa sono) . Già, perché la sua situazione pare ai più, oppure ai meno, ma in ogni caso a me, a dir poco problematica. E due paiono le uniche soluzioni oggi realmente percorribili: iniziare a gridare aiuto oppure lanciarsi in una serata sfrenata di mambo. E, non volendo scadere nel melodrammatico, opto certamente per la seconda. Perché a volte una bella serata divertente e una sudata in compagnia potrebbe poi aiutare a ragionare a mente più serena su cosa è accaduto e su cosa sta accadendo ad una grande e popolare formazione politica italiana: il PD appunto. Che chiamo provocatoriamente formazione politica e non partito, perché per aver diritto a questo sostantivo occorrono a mio avviso caratteristiche sostanziali e non formali che ancora al PD fanno difetto, come mi pare evidente seguendo le cronache di questi ultimi mesi.
Cosa è accaduto allora in questi ultimi mesi? Il PD prende alle elezioni il 33% dei voti ed incassa una sconfitta sonora. Pochi giorni dopo il centrosinistra perde drammaticamente Roma e a breve giro di posta viene umiliato in Sicilia, con i democratici che quasi scompaiono. Analisi, ragionamenti ? Nessuno, a parte poche e frettolose autoassoluzioni. E due soluzioni più un’indicazione di percorso. Tutte e tre errate, a mio modesto avviso. Le prime due sono state il “dialogo per il dialogo” e lo shadow cabinet. Sulla prima basti dire che una cosa è non sottrarsi mai al confronto nel merito delle questioni e sulle riforme istituzionali, altra molto differente e per me sbagliata è prendere il dialogo con il centrodestra al governo come fosse un feticcio irrinunciabile, salvo poi svegliarsi una mattina ed accorgersi che il feticcio è stato bruciato dal tuo interlocutore. Sullo shadow cabinet dico solo che a volte mi sveglio ancora di soprassalto in preda al panico pensando a quello di Occhetto del 1994.
E l’indicazione di percorso? Bè, è stata quella della mitica “traversata nel deserto” che attende il PD in costruzione, di fronte ad un governo che durerà con ogni probabilità per tutta la legislatura. E quindi calma e gesso e non fate troppa confusione perché potrebbe disturbare il ponte di comando veltroniano e tutte le altre plance grandi e piccole. Anche qui mi permetto di dissentire, non adducendo profonde motivazioni politico-programmatiche, ma semplicemente indicando una scadenza: primavera 2009. Già, perché in molti si sono dimenticati che, oltre che per le amministrative, si vota per le europee tra meno di un anno. Ed in queste condizioni sarà un bagno di sangue dal quale difficilmente ci si rialzerà indenni.
Cosa fare allora? Non è certo questo lo spazio per entrare nel merito delle questioni, a partire dal dare risposta ai tanti bisogni di milioni di famiglie italiane. Tuttavia a me pare ci sia una questione di fondo e la spiego con una citazione che piacerebbe al segretario nazionale. A me oggi il Pd pare come il Michele di Moretti che si chiede se lo si nota di più se va alla festa e balla, oppure se va alla festa e resta in disparte o, da ultimo, se alla festa proprio non va. Tutta scena, tattica, poca spina dorsale. Che in politica, in questo caso, significa innanzi tutto non avere una linea e una identità politiche ben definite. Significa essere sempre costretti alla rincorsa. Aldilà degli statuti, dei codici e dei programmi elettorali. Materiali importanti, ma che con tutta evidenza hanno lasciato irrisolte molte questioni. A partire dall’assoluto bisogno di meglio definire l’identità appunto del Pd e dal bisogno di farlo diventare finalmente un partito. Con una classe dirigente plurale definita, riconoscibile ed autorevole. Con organismi democratici e luoghi di confronto formali e non. Con una struttura nazionale e locale che permetta di intercettare il sentire delle persone, che può essere diverso a seconda che si viva in Veneto o in Calabria e non mi pare per questo di poter essere definito un separatista. Altrimenti si continuerà ad aggirarsi un po’ spaesati nel palcoscenico della politica italiana e tra la gente (senza cravatta perché fa più giovane) e si continueranno ad annunciare l’organizzazione di manifestazioni oceaniche con tre o quattro mesi di anticipo, mentre tutto cambia. E allora? E allora mambo!


