Ottobre 2007
Monthly Archive
Mar 30 Ott 2007
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Politica ,
Imola
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Il Partito Democratico, dopo le fantastiche primarie del 14 ottobre, che anche ad Imola hanno visto una partecipazione monster (17.217 elettori nel Circondario, 9.086 ad Imola), muove i primi passi sul nostro tetrritorio. Passi importanti, che anticipano persino le decisioni prese a Milano nell’Assemblea di sabato 27 ottobre scorso.
In Consiglio Comunale ad Imola, da un lato, si è dato vita il 18 otobre al Gruppo Consiliare “L’Ulivo per il Partito Democratico”, che ha visto l’unificazione dei Gruppi DS e Margherita. Un Gruppo che oggi conta 19 Consiglieri su 30 componenti l’Assemblea, escludendo il Sindaco. Il Consigliere regionale Daniele Manca è stato invece nominato portavoce - e quindi coordinatore - degli eletti dei dieci Comuni del Circondario imolese nell’Assemblea nazionale ed in quella regionale del PD. Ora ci si appresta a fare vivere concretamente il PD nel territorio attraverso iniziative di vario tenore e genere. Cosa fondamentale per il futuro del nuovo soggetto politico. Le interviste al Sindaco di Imola Massimo Marchignoli ed al portavoce del PD imolese Daniele Manca.
Mar 30 Ott 2007
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Politica
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Sabato 27 ottobre scorso si è tenuta a Milano l’Assemblea Nazionale del nascituro Partito Democratico. Non ci sono stato, ma mi dicono e leggo sui giornali che si è trattato di un evento davvero emozionante. Molte donne e giovani, insomma molte facce nuove insieme alla presenza “rassicurante” di uomini e donne che già da qualche tempo si occupano di politica. D’altra parte non poteva essere altrimenti dopo il grande bagno di folla del 14 ottobre 2007, nel quale tre milioni e mezzo di cittadini hanno esplicitato la loro voglia di partecipare ad un processo politico nuovo, ad una esperienza che rimetta in moto il Paese in tutti i campi, insomma a qualcosa che posa fare voltare definitivamente pagina all’Italia e permetta di guardare al futuro con fiducia. Il PD, in sostanza io penso, fa bene all’Italia tutta e Valter Veltroni, il neo segretario del PD, nel suo intervento a Milano lo ha bene esplicitato, delinenado anche le caratteristiche politiche e ideali della nuova formazione politica. Prima tra tutte l’intento di voler interpretare il sentire e gli interessi generali del Paese. E per fare questo è chiaro come occorra - ed il PD lo ha fatto fin dai suoi primi passi - aprirsi alla società, dare voce ai giovani, alle donne, a chi ogni giorno coglie le oportunità che l’Italia e la vita propongono e a chi invece quelle opprotunità paiono ogni giorno di più un sogno irrealizzabile.
Ora inizia una fase più complicata forse, ma non meno emozionante. E cioè, dopo le assemblee, i bagni di folla e le prime decisioni approvate a Milano, occore lavorare e sodo in tutti i territori per radicare nelle comunità locali, tra la gente, il nuovo soggetto. A questo proposito credo che parole sagge siano state dette sia da Pier Luigi Bersani e Nicola Latorre, ma anche dal Presidente del senato Franco Marini. Trovo infatti stucchevole e per certi versi incomprensibile e masochista la discussione partito liquido vs partito tradizionale o, ancora peggio, la contrapposizione che qualcuno pare voler costruire ad arte tra possibili iscritti al PD ed elettori dello stesso. Io penso che noi, in nessun caso, possiamo pensare di costruire un partito senza radicamento territoriale, che chiama i suoi iscritti ed elettori ad adunate generali ogni tanto, scimmiottando in qualche modo forme e metodi che non appartengono alla cultura politica del nostro Paese e che porterebbero, questo si, alla perdita di contatto con la società e di conseguenza ad una perdita di consenso. Noi abbiamo invece bisogno che il PD sappia radicarsi sul territorio, faccia il tesseramento, viva quotidianamente tra la gente, sia visibile, tangibile e che vi siano punti di riferimenti precisi, che significa null’altro che l’esistenza di organismi dirigenti territoriali autorevoli. E’ poi chiaro come dovere parallelo al primo per il Pd sia quello di prevedere forme di partecipazione reale - e non solamente enunciata - dei non iscritti, dei cittadini elettori, alla vita del partito e a tutte le decisioni fondamentali che lo riguardano. Coloro che hanno partecipato alla splendida prova di partecipazione e di democrazia del 14 ottobre e i tanti altri che potranno aggiungersi non dovranno infatti mai più sentirsi come “truppa” da arruolare in coincidenza delle scadenze elettorali. Ad essi, invece, attraverso il metodo delle primarie ed altre forme di partecipazione e consultazione, dovrà essere permesso di vivere il PD in ogni momento, secondo le rispettive sensibilità e possibilità. Trovare l’equilibrio tra queste due forme di partecipazione alla vita reale e concreta del PD è solo una delle sfide che abbiamo di fronte. Forse però una delle più innovative ed importanti per permettere al nuovo soggetto politico di saper rispondere concretamente alle aspettative degli italiani e ridar loro fiducia nel futuro.
Lun 29 Ott 2007
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Società
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La premessa è solo una. Il sottoscritto è stato ed è un accanito tifoso di Marco Pantani, sulla cui grandezza sportiva e fragilità umana oramai molto si è scritto, anche se a mio avviso spesso a sproposito. Ho sempre pensato che ben prima di quel terribile 5 giugno del 1999 a Maddonna di Campiglio (Pantani fu fermato per 15 giorni a pochi giorni dalla fine di un Giro d’Italia già ampiamente vinto perchè aveva valori di ematocrito troppo alti - e non per doping come in molti continuano a pensare e a scrivere), e anche dopo, siano stati in molti a voler buttare Pantani in quel dirupo da cui lui non è poi più stato in grado di rialzarsi. Fatto sta che se quel 5 giugno di 8 anni fa resta uno spartiacque fondamentale nella carriera sportiva e nella vita del campione, molti sono i momenti sui quali invece resta ancora buio fitto. Ed ora il giornalista francese dell’Equipe Philippe Brunel ha scritto un libro che getta molte ombre sulla morte del ciclista e sulle indagini che l’hanno seguita. Il grande Gianni Mura lo ha recensito su la Repubblica.
Gio 25 Ott 2007
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Società
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Richard Florida, studioso americano di cui è stato pubblicato in Italia un libro edito da Mondadori, “La nascita della nuova classe creativa”, sostiene che affinche città o aree geografiche conoscano periodi di crescita e sviluppo duraturi occorrano in queli luoghi la presenza contemporanea di tre elementi, appunto le tre T: Tecnologia, Talento, Tolleranza. Il postulato è suffragato da una ricerca svolta negli USA e da numerosi dati raccolti sul campo. Non solo. Ma proprio l’elemento Tolleranza esce dalla ricerca come il fattore principale, l’unico in grado di miscelare le condizioni che possano permettere ad una determinata area di decollare economicamente e socialmente. E l’Italia come è messa in Europa rispetto a queste tre T? Già, perchè in Europa ci si è affrettati a svolgere ricerche similari a quelle americane mettendo al centro gli elementi di Florida ed è venuto fuori che se i Paesi nordici sono i numeri uno, l’Italia si colloca al tredicesimo posto come Talento, all’undicesimo come Tecnologia ed al decimo come Tolleranza. Insomma, c’è molto da fare.
Alle tre T di Richard Florida risponde niente meno che il Presidente Fiat e Ferrari Luca Cordero di Montezemolo che, a proposito delle caratteristiche e dello spirito vincente Ferrari, da cui dice l’Italia come sistema dovrebbe molto imparare, sfodera la sua controricetta, le quattro C: Competenza, Creatività, Coesione, Coraggio. Ironizzando poi su una quinta C che è alla base di molti successi per tutti e in tutti i campi. Non c’è dubbio, le cose si complicano.
Senza poi tralasciare le tre I di qualche anno fa lanciate nientemeno dall’on. Silvio Berlusconi - Inglese, Informatica, Impresa - che avrebbero dovuto rivoluzionare la scuola italiana ed il Paese ma sulle quali lo stesso governo che le lanciò fu preda del fattore “lo faremo domani”.
Non cè che dire, i cuochi dello sviluppo sfornano in continuazione ricette. E voi, a casa, non volete essere chef per un giorno? Attendo i menù.
Mar 23 Ott 2007
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Oci Ciornie
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“La Russia ha piani grandiosi ma realizzabili”, questa la risposta del Presidente russo Vladimir Vladimirovich Putin ad una domanda fatta pochi giorni fa nell’annuale incontro con i cittadini russi organizzato e ripreso dalle maggiori testate televisive russe. E se al primo sguardo la frase potrà apparire come una contraddizione in termini oppure come uno “state tranquilli, siamo determinati nel fare quello che possiamo”, invece racchiude un messaggio preciso rivolto alla nomenclatura militare russa: “ma realizzabili”. Già, perchè l’oggetto della frase era il piano faraonico di riorganizzazione ed innovazione degli arsenali e dell’esercito russi. Ma state tranquilli, è solo politica interna in vista delle prossime elezioni presidenziali. In ogni caso leggetevi questa intervista rilasciata al Corriere.
Mar 23 Ott 2007
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Libri
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Due libri.
“Spingendo la notte più in là“, di Mario Calabresi, 2007 Mondadori. E’ un libro semplicemente splendido e commovente, che si termina arrabbiati. Da leggere tutto d’un fiato e da ammirare per il senso di grandissima dignità che trasuda da ogni sua pagina. Senza mai un filo di retorica, ma anzi con una semplicità di linguaggio ed un ritmo serrato che lasciano senza respiro. Mario Calabresi è figlio del commissario Luigi Calabresi, per il cui omicidio commesso nel 1972 sono stati condannati in una vicenda processuale lunga decenni Adriano Sofri, Ovidio Bonpressi e Giorgio Pietrostefani. Il libro è di fatto l’intreccio tra la storia familiare drammatica dell’autore, spaccati dell’Italia degli anni 70 e di quella successiva e squarci che si aprono e si chiudono in cui altre voci prendono la scena e raccontano la loro tragedia di familiari di vittime del terrorismo. E’ anche un piccolo saggio sulla difficoltà del perdono, sulle inerzie dello Stato e della politica, sul coraggio e la necessità di scegliere la vita. Insomma, una storia emblematica di questa nostra Italia dalla cui lettura attenta penso che noi tutti abbiamo molto da imparare.
“La strada”, di Cormac Mc Carthy, 2007 Einaudi. Ho terminato di leggerlo ieri notte. Bello e allucinato. Anche qui un padre e un figlio, ma in tutt’altra vicenda. E’ un libro disperato ambientato in un mondo grigio, polveroso, devastato da chissà quale apocalisse. Un mondo bruciato, pieno di detriti e di sopravvissuti disperati, divisi sommariamente in buoni e cattivi. La storia è tutta ambientata in questo limbo pauroso e Mc Carthy si misura quindi con il tema della fine della civiltà umana che conosciamo. Puntando tuttavia il suo cannocchiale su un amore ed un rapporto per così dire primordiali, quello tra un padre e un figlio, che mano nella mano percorrono una strada insieme pericolosa e di speranza, verso un futuro che forse non c’è. Il libro ha vinto il premio Pulitzer 2007.
Mar 23 Ott 2007
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Imola
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Venerdì scorso 19 ottobre 2007 si è svolta a palazzo Marchi ad Imola Parti, la festa di inaugurazione del blog. Tanti gli ospiti, i protagonisti e gli amici (quattro per tutti: il Sindaco di Imola Massimo Marchignoli, il Consigliere Regionale Daniele Manca, lo scrittore Carlo Lucarelli e lo chef Valentino Marcatilii) e spero tanto anche il divertimento. Carlo Lucarelli e la prof.ssa Maria Serena Piretti hanno presentato le loro prossime fatiche letterarie, intervistati dalla responsabile de Il Resto del Carlino Imola, Paola Bergonzoni. La cena di Valentino ed i balli sfrenati che l’hanno seguita hanno poi fatto il resto. In ogni caso ringrazio tutti gli intervenuti e tutti coloro che hanno permesso la realizzazione dell’evento (Coop. Clai, Imola Bevande, Libreria di Palazzo Monsignani, Cartolibreria di Giuliana e Giovanna, Az. Vitivinicola Tre Monti, Editrice La Mandragora e naturalmente il catering La Fenice ed il ristorante San Domenico). E dò appuntamento a loro ed a voi alle iniziative che il blog organizzerà ad Imola nei prossimi mesi.
Gio 18 Ott 2007
Un gran silenzio è calato la sera del 13 ottobre scorso verso le 10 e 3/4 su Parigi e i francesi quasi tutti, delusissimi dalla disfatta dei loro rugbymen di fronte all’Inghilterra. Un contrasto assoluto con la caciara del sabato precedente, quando due milioni di entusiasti si erano riversati in centro dopo la vittoria sulla Nuova Zelanda, costringendomi a rincasare lungo un percorso tortuoso di vie traverse se volevo aver salva la vita e la bici. La maggior parte della folla in giubilo non aveva del resto considerato nemmeno di striscio il rugby prima di questa coppa del mondo francese, così come era successo per il calcio nel ‘98. E l’analogia col ‘98 non è sfuggita al presidente Sarkozy, che ha sperato di cavalcare una vittoria del XV di Francia, come Chirac all’epoca, annunciando per altro la futura nomina dell’allenatore Laporte a sottosegretario alla Gioventù e allo Sport e sguinzagliando ministri e parlamentari fin negli spogliatoi e sui campi di gioco. Per questa ragione Gérard, l’amico con cui ho seguito l’incontro di ieri sera traendone lumi su regole per me ancora abbastanza oscure, teneva risolutamente per gli inglesi, pur senza dipartirsi da un perfetto fair play. In questo comportamento si differenzia nettamente dal tifoso francese medio, generalmente affetto da forme gravi di sciovinismo, di cui i campioni assoluti sono i commentatori sportivi, specialmente televisivi, che più che giornalisti sembrano ultrà da curva sud.
Molto più corretti gli atleti: ne ricordo uno che uscendo dallo stadio in cui aveva appena vinto la medaglia di bronzo in una gara di corsa, al giornalista che affermava beceramente: “Una medaglia di bronzo che vale un oro!”, rispose secco: “No, vale esattamente il terzo posto che ho meritato e spero davvero di riuscire a far meglio in futuro”. Dispiace quindi comunque di vedere la loro delusione, particolarmente toccante nel quadro del rugby, quando dei tremendi marcantoni di due metri cubi e 140 chili di puro filetto tipo Sébastien Chabal, che tra i vari soprannomi ha “Attila” e “Anestesia”, si mettono a singhiozzare disperatamente tra le braccia dei compagni. Ma tant’è.