Gio 17 Gen 2008
L’applauso del pattume
Scritto da Marco in merito a punto . . . e a capo - Sabato Sera(settimanale imolese)Nessun commento
Venerdì 11 gennaio, pala Ruggi. E’ la grande serata del segretario nazionale del PD Valter Veltroni. Duemila imolesi attendono il suo intervento. Qualche applauso contenuto e di rito sulle presentazioni e poi prende la parola il Sindaco Massimo Marchignoli che, dopo aver salutato tutti, ribadisce brevemente con coraggio e con forza le ragioni della disponibilità imolese data al Presidente della Regione Emilia-Romagna all’accoglimento di 3.000 tonnellate di rifiuti campani. E il Sindaco non riesce nemmeno a terminare il ragionamento, perché immediato scatta, prima timidamente ma poi fragoroso e liberatorio un lungo applauso, forse il più lungo dell’intera serata. Marchignoli e gli altri sul palco si guardano come stupiti e intanto i duemila del pala Ruggi battono le mani, si guardano anch’essi, come a farsi reciprocamente coraggio e inorgogliti di quel semplice gesto spontaneo e non previsto. E allora perché quell’applauso, che significato ha, in un’Italia tormentata e avvilita dall’emergenza rifiuti in Campania? Un applauso poi proseguito nel Consiglio Comunale convocato il lunedì successivo e in nessun modo diminuito dal gesto di un deficiente armato di una bomboletta spray azzurra.
Cerchiamo allora di capire e di fare poche ma precise sottolineature.
La prima. Non facciamoci prendere dalla facile e collosa retorica, ma quello che entrerà nell’archivio delle cronache cittadine come “l’applauso del pattume” è qualcosa che ci parla di una città e di una comunità locale che si sentono tali proprio perché appartenenti ad una più ampia comunità nazionale, quando non europea. E’ un applauso che viene da lontano. Forse un po’ “inacquarito” dal tempo che passa, dai valori di sempre il cui inveramento è oggi però sempre più difficile e che a volte si ha il timore persino di nominare, dagli egoismi che spesso prevalgono nella società odierna. Ma è un applauso che arriva dritto dritto dall’Imola dei Tabanelli, dei Dal Monte Casoni e dei Marabini. E’ un applauso che non cancella certo i problemi, le storture, i disagi. E tuttavia ci fa guardare al domani con la fiducia di chi sa di vivere e lavorare tra persone che a termini come libertà individuale ed interesse generale sanno dare ancora un significato preciso e che, soprattutto, sanno agire di conseguenza. Infine, è un applauso pesante, che sta sulle spalle di tutti, ma in particolar modo di chi ha responsabilità pubbliche ad ogni livello, nella politica come nelle istituzioni, nell’economia come nella cultura, che hanno il dovere di esserne consapevoli e conseguenti.
La seconda. La rabbia. Quella rabbia che oramai in Italia esplode individuale e collettiva sui temi più disparati. Dal calcio ai rifiuti, dalle licenze dei taxisti ai problemi dei “padroncini”, dal dagli ai poliziotti al dagli agli stranieri, dal dagli ai genitori al dagli ai figli. E’ una rabbia sociale ed individuale che deve riguardare tutti. Che è pronta a deflagrare in ogni momento e che ha ragioni numerose e diverse. E’ un sentimento verso il quale paiamo spesso tutti analfabeti. Non lo sappiamo gestire, non ne riconosciamo i segni premonitori e a volte, come assuefatti, non sappiamo nemmeno riconoscere come gravi le conseguenze della sua esplosione. Insomma, arriverà il momento in cui ci si dovrà seriamente interrogare sulle cause profonde che armano certe proteste, certe guerriglie cittadine, le mani che stringono pietre, bombolette a spray o qualcosa di ben peggiore. E’ una domanda che richiede la risposta di tutti, ma personalmente individuo tre soggetti principali che avrebbero il dovere di farvi fronte: la scuola, il mondo dell’informazione, le istituzioni.
La terza. Cinque anni. Tanto è durato l’ultimo governo di centrodestra e non voglio qui certo affibiargli le colpe del mondo e nemmeno immalinconirvi in una polemica a posteriori. Penso tuttavia che due siano le sue responsabilità peggiori e durature: l’”incanaglimento” della società italiana e il trionfo di quell’egoismo sociale, corporativo ed individuale, di cui oggi possiamo drammaticamente vedere gli effetti. In fondo anche di questo ci parlano certe vicende accadute in conseguenza dell’emergenza rifiuti in Campania. E di questo ci parlano le cronache politiche ed economiche, i comportamenti quotidiani di molti di noi. Sorvolando sui palinsesti di tutte le televisioni pubbliche e private che vivono di programmi in cui il protagonista è lo sfogo individuale o di gruppo. E ho come l’impressione che la guarigione sarà lenta. Certo, a patto che qualche antibiotico lo si cominci a prendere da subito. E non facendo conto dell’aiuto di chi, come il centrodestra imolese, sull’esasperazione di quegli egoismi cerca di campare.
Buona settimana.


