Libri


Lo dice Vincenzo Cerami, scrittore ed ex ministro ombra della cultura del PD, in un’intervista sul Corriere di oggi. E si, c’è da dargli ragione, spesso è questo il muro contro il quale si scontra chi si voglia occupare di cultura nel mondo della politica e delle istituzioni.

Tuttavia mi permetto di dissentire. Per il semplice motivo che non ne posso più di intellettuali, scrittori e quant’altro, ministri, ministri ombra, assessori, responsabili di partito fin giù giù all’ultimo dei commentatori, i quali quando si occupano di cultura e di politiche culturali partono tutti dal piagnisteo circa la poca attenzione ed importanza che la politica, le amministrazioni ed i governi “amici” o “nemici” attribuiscono appunto alla materia di cui si occupano: le politiche culturali.

Per ora mi limito solo a dire che ciò che invece mancano sono spesso le idee ed il coraggio di avanzare proposte innovative, che magari potranno entrare in conflitto con lo status quo, ma che sul medio e lungo periodo sarebbero strategiche ed avrebbero certamente successo.

Intanto vi segnalo la prossima uscita del I volume dell’opera in dieci volumi La cultura italiana, edito da Utet e a cura di Luigi Luca Cavalli Sforza. Una parte dell’introduzione al primo volume è pubblicata oggi alle pagine 40 e 41 de la Repubblica.

Due libri.

“Spingendo la notte più in là“, di Mario Calabresi, 2007 Mondadori. E’ un libro semplicemente splendido e commovente, che si termina arrabbiati. Da leggere tutto d’un fiato e da ammirare per il senso di grandissima dignità che trasuda da ogni sua pagina. Senza mai un filo di retorica, ma anzi con una semplicità di linguaggio ed un ritmo serrato che lasciano senza respiro. Mario Calabresi è figlio del commissario Luigi Calabresi, per il cui omicidio commesso nel 1972 sono stati condannati in una vicenda processuale lunga decenni Adriano Sofri, Ovidio Bonpressi e Giorgio Pietrostefani. Il libro è di fatto l’intreccio tra la storia familiare drammatica dell’autore, spaccati dell’Italia degli anni 70 e di quella successiva e squarci che si aprono e si chiudono in cui altre voci prendono la scena e raccontano la loro tragedia di familiari di vittime del terrorismo. E’ anche un piccolo saggio sulla difficoltà del perdono, sulle inerzie dello Stato e della politica, sul coraggio e la necessità di scegliere la vita. Insomma, una storia emblematica di questa nostra Italia dalla cui lettura attenta penso che noi tutti abbiamo molto da imparare.

“La strada”, di Cormac Mc Carthy, 2007 Einaudi. Ho terminato di leggerlo ieri notte. Bello e allucinato. Anche qui un padre e un figlio, ma in tutt’altra vicenda. E’ un libro disperato ambientato in un mondo grigio, polveroso, devastato da chissà quale apocalisse. Un mondo bruciato, pieno di detriti e di sopravvissuti disperati, divisi sommariamente in buoni e cattivi. La storia è tutta ambientata in questo limbo pauroso e Mc Carthy si misura quindi con il tema della fine della civiltà umana che conosciamo. Puntando tuttavia il suo cannocchiale su un amore ed un rapporto per così dire primordiali, quello tra un padre e un figlio, che mano nella mano percorrono una strada insieme pericolosa e di speranza, verso un futuro che forse non c’è. Il libro ha vinto il premio Pulitzer 2007.